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Il superstite (16)

Wulf Dorn

Genere: Thriller,

Editore: Corbaccio

Anno: 2011

Lingua: Italiano

Rilegatura: Rilegato

Pagine: 440 Pagine

Isbn 10: 8863802211

Isbn 13: 9788863802214

Trama

"Prima del silenzio". Una notte d'inverno, la strada ghiacciata, neve tutt'intorno, un'auto sbanda, si schianta contro un albero, il guidatore è gravemente ferito. Aveva appuntamento con lo sconosciuto che poche ore prima aveva rapito suo figlio Sven, mentre era fuori casa con il fratello maggiore. Adesso tutto è inutile: l'uomo sa che sta per morire. E sa che anche suo figlio morirà. "Dopo il silenzio". Da ventitré anni lo psichiatra Jan Forstner vive con l'angoscia della scomparsa del fratellino. Tutto ciò che gli resta è un registratore che Jan aveva portato con sé la notte in cui erano usciti insieme e dove sono incise le ultime parole di Sven: "Quando torniamo a casa?" E poi il silenzio. E gli incubi che da quella notte non hanno smesso di tormentarlo. La notte in cui il padre è morto in un incidente d'auto. La vita di Jan si riassume tutta in quella notte: ha studiato psichiatria come suo padre, si è specializzato in criminologia e ora è tornato al punto di partenza: alla Waldklinik, la clinica dove lavorava il padre e dove adesso lavorerà anche lui. Vorrebbe ricominciare a vivere, lasciarsi alle spalle l'incubo, ma quando una paziente della clinica si suicida. Jan si trova coinvolto in un'indagine che svelerà un segreto atroce rimasto sepolto per ventitré anni...

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Le recensioni degli AccioBookers

Valeria

È difficile parlare di un psicothriller intricato come questo evitando di fare spoiler. Era la mia prima esperienza con Wulf Dorn, un autore molto acclamato a livello mondiale, ma devo dire essere rimasta non del tutto soddisfatta. Certo, questo non è uno dei suoi migliori romanzi, ma per essere un thriller l’ho trovato un po’ troppo prevedibile e scontato. La trama ideata dall’autore ha certamente un suo spessore, è ricca di misteri e ha un intreccio molto complesso, che si riunisce in un unico particolare avvenimento: la scomparsa di Sven, il fratellino del protagonista. Si scopre poco a poco ciò che è successo la fantomatica notte in cui il bambino è stato rapito, lentamente si scava nel passato del tormentato protagonista e il presente e si scontra spesso con flashback e ricordi. Wulf Dorn apre tanti siparietti nel quale conosciamo anche altri personaggi che diventeranno sempre più presenti nella vicenda. Inizialmente sembrano tanti tasselli differenti e fuori posto, finché che le loro storie non cominciano a collidere e il puzzle inizia a farsi più chiaro. L’autore ci mostra la vita di psichiatri e pazienti di un istituto in maniera realistica e concisa, rendendo interessanti gli sfondi e gli scenari nel quale si svolgono gli avvenimenti. Ci viene presentato un unico grande tema: l’ossessione. Jan alla ricerca di suo fratello e del suo rapitore, Carla non riesce a rassegnarsi al suicidio della sua migliore amica e Rudolf che non ha ancora superato la fuga (e in seguito la morte) di sua figlia. La prima cosa che non ho apprezzato è stato lo stile dell’autore, a mio parere troppo semplice per una vicenda del genere. Le frasi erano grammaticalmente corrette, ma alcune non avevano un bel suono. Penso sia anche un difetto di traduzione (sottolineo che la lingua madre del libro è il tedesco). Come ho già detto anche poco fa, le vicende erano un po’ prevedibili e gli avvenimenti erano facilmente riconducibili. A metà del libro si riescono già a comprendere le dinamiche degli omicidi e, anche se Wulf Dorn ha giocato molto con l’assassino, si capisce già tutto dalle prime pagine. Le ultime cinquanta pagine sono state le migliori, a mio parere. L’autore porta il lettore a sospettare di un determinato personaggio, sconvolgendo alla fine tutte le sue certezze. Questo è probabilmente l’unico colpo di scena del libro, perché altri non ce ne sono stati. Ripeto che, anche se la figura del colpevole era comunque un mistero, in linea generale i fatti erano facilmente collegabili e non mi ha trasmesso affatto ansia o inquietudine. Non è proprio una cattiva lettura, ma mi aspettavo di più da un autore così acclamato.