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Il treno dei bambini (19)

Viola Ardone

Genere: Storia, Storici

Editore: Einaudi

Anno: 2019

Lingua: Italiano

Rilegatura: Non inserito

Pagine: 200 Pagine

Isbn 10: 8806242326

Isbn 13: 9788806242329

Trama

A volte dobbiamo rinunciare a tutto, persino all'amore di una madre, per scoprire il nostro destino. Nessun romanzo lo aveva mai raccontato con tanto ostinato candore.

È il 1946 quando Amerigo lascia il suo rione di Napoli e sale su un treno. Assieme a migliaia di altri bambini meridionali attraverserà l'intera penisola e trascorrerà alcuni mesi in una famiglia del Nord; un'iniziativa del Partito comunista per strappare i piccoli alla miseria dopo l'ultimo conflitto. Con lo stupore dei suoi sette anni e il piglio furbo di un bambino dei vicoli, Amerigo ci mostra un'Italia che si rialza dalla guerra come se la vedessimo per la prima volta. E ci affida la storia commovente di una separazione. Quel dolore originario cui non ci si può sottrarre, perché non c'è altro modo per crescere.

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The LibrariAnna

Ho scoperto il Treno dei Bambini, o Treno della Speranza grazie all'albo di Davide Calì, Tre in tutto (ed. Orecchio Acerbo, con le raffinatissime illustrazioni di Isabella Labate): per la prima volta, leggendo la chiosa finale dell'album, sentivo parlare di questa straordinaria storia di accoglienza. Viola Nardone nel "suo" treno mostra uno spiccato talento nella scelta del giusto lessico per esprimere parole e pensieri di uno scugnizzo come tanti, sopravvissutto alle bombe della Seconda Guerra Mondiale, ma ora attanagliato, insieme a sua madre, dalla miseria e dall'analfabetismo. Lui e tanti altri bambini del sud, grazie proprio al Treno della Speranza, abbracceranno un'alternativa alla fame, un'alternativa ad un'esistenza già scritta, nelle case e nelle vite di contadini e operai del centro nord che li accoglieranno per periodi di tempo più o meno lunghi, seguendone poi il percorso anche dopo il rientro in famiglia. Un romanzo necessario nel senso più profondo del termine, necessario per ricordare un'Italia che forse non esiste più, dove si poteva ancora far snocciolare in bocca la parola S O L I D A R I E T A', una parola da scandire, da lasciar sedimentare, da sentir vibrare nelle orecchie come fa il protagonista. Assolutamente consigliato.