83907 libri

Il Principe della Nebbia (20)

di Carlos Ruiz Zafón

Editore: Mondadori

Finito il 13/04/2019

3.5 stelle. Zafon è uno dei miei autori preferiti, un rifugio per il blocco del lettore e una garanzia per me. Questo suo primo libro non raggiunge certamente il livello della tetralogia del cimitero dei libri dimenticati e neanche di Marina, ma mostra già dagli albori il suo inconfondibile stile, la fusione tra magia e mistero che rendono la sua firma unica nel suo genere. Si tratta di un libro adatto a un pubblico più giovane, ma apprezzabile anche dagli adulti, che al suo interno coniuga abilmente elementi reali e mistici, collocando i protagonisti e il lettore in una dimensione ibrida tra la quotidianità e ciò che la interrompe dando vita all'intera storia. Personaggi non troppo approfonditi, ma comunque abbastanza caratterizzati al fine di raccontare al meglio la storia. Consigliato agli amanti di Zafon e non solo.

Marina (43)

di Carlos Ruiz Zafón

Editore: Mondadori

Finito il 27/01/2019

Zafon definisce "Marina" il libro a cui è più affezionato, senza giustificare questa scelta con il successo ottenuto presso il pubblico, secondo il quale probabilmente vincerebbe L'ombra del vento. Qui si affrontano tematiche profonde, velandole attraverso lo sguardo di un ragazzo forse fin troppo curioso, che costituisce il protagonista ideale per cui si prova un'inevitabile simpatia a prescindere dalle scelte sbagliate che costantemente fa. Oscar Drai ci regala un'avventura da brividi, accompagnato in ogni suo momento dalla presenza confortante di Marina, trascinandoci in un viaggio dentro l'animo umano corrotto dalla presunzione di voler vincere l'inevitabile, di voler evitare la fine di tutto e sfidare il corso naturale delle cose, a costo di perdere la propria umanità per ottenere la possibilità di sconfiggere la morte. Zafon sembra richiamare il Frankenstein di Mary Shelley in questa sfida, affrontata attraverso la modifica artificiale del corpo umano e nel personaggio di Maria Shelley (difficile credere che non sia voluto). Storia per nulla banale, inaspettata sotto svariati punti di vista, carica di colpi di scena e con un finale da lasciare senza fiato. Ottimo approccio all'autore, qualora qualcuno non se la sentisse di cominciare dalla tetralogia del Cimitero dei libri dimenticati. "Ricordiamo solo ciò che non è mai accaduto".

Miti del Nord (5)

di Neil Gaiman

Editore: Mondadori

Finito il 08/01/2019

Neil Gaiman percorre abilmente una varietà di miti, trascinando il lettore all'interno dell'immaginario mitologico norreno e coinvolgendolo nelle avventure di Odino, padre di tutte le cose, del furbissimo Loki e del potente, ma non sempre troppo sveglio Thor, passando attraverso racconti di divinità meno conosciute all'interno dell'idea che qui ci siamo fatti di quel mondo geograficamente e storicamente distante. Gaiman non delude, presentandoci senza pecche un viaggio dalla genesi all'apocalisse.

L'Alchimista (89)

di Paulo Coelho

Editore: Bompiani

Finito il 28/12/2018

Una raccolta di massime che compongono una filosofia di vita alquanto profonda e per alcuni versi utile. Non do un giudizio più alto per il semplice fatto che mi ero creata delle aspettative molto più elevate riguardo questo libro e in parte non sono state confermate, personalmente l'ho trovato una lettura interessante, ma speravo in un maggiore coinvolgimento emotivo, sono rimasta praticamente fuori dalla storia tutto il tempo, cercando di fare mia la filosofia che il libro propone senza mai riuscirci davvero. Forse leggendolo in un altro momento della mia vita, avrei avuto un pensiero diverso.

Il labirinto degli spiriti (2)

di Carlos Ruiz Zafón

Editore: Mondadori

Finito il 13/12/2018

La degna conclusione di una tetralogia a mio parere meravigliosa. Nelle oltre 800 pagine di questo ultimo libro vengono sciolti tutti i nodi lasciati intrecciati negli altri tre, attraverso la comparsa di Alicia Gris, personaggio inconsueto, donna per nulla convenzionale per l'epoca in cui vive, per niente perfetta, una sorta di bambola rotta dalla vita, fatta di difetti e debolezze che la rendono umana e terribilmente reale. Con questo ultimo romanzo Zafon chiude il cimitero dei libri dimenticati, scoprendo il lato oscuro di Daniel Sempere, che emerge al fine di portare alla luce quelle verità che gli sono sempre state taciute, facendo tornare a galla altri elementi del passato di Fermin e di David Martin, figura oscura che incarna l'animo dello scrittore folle e maledetto. Scrittura come sempre magistrale, Zafon non delude i suoi lettori, dando loro il finale che questa storia si merita, caricando il testo di emozioni tangibili e di piacevole malinconia, che lasciano scorrere le moltissime pagine e ne fanno desiderare ancora di più.

Harry Potter e la maledizione dell'erede (86)

di J.K.Rowling

Editore: Salani

Letto

Le polemiche e le osservazioni che hanno avuto come oggetto questo libro e l'opera teatrale che vi è trascritta sono innumerevoli. Essere obiettivi e neutri nei confronti di qualcosa che fa riferimento a una saga che tanto mi ha dato nel corso della mia infanzia e adolescenza credo sia impossibile. Non posso dire di aver apprezzato il libro e di considerarlo come il degno seguito della saga di Harry Potter che per quanto mi riguarda termina con quel 19 anni dopo che chiude I doni della morte. Non giudico l'opera teatrale che non ho visto e che magari apprezzerei nonostante mi lasci perplessa sotto alcuni punti di vista. Il libro è scorrevole, ricordo di averlo letto nel giro di qualche giorno senza alcuna difficoltà. Ciò che mi impedisce di apprezzare fino in fondo questo libro credo parta dal fatto, probabilmente a causa di un limite personale non colmato dallo stile di scrittura che come già specificato è quello di una sceneggiatura, non sono riuscita a percepire la profondità e la complessità dei personaggi. Sarebbe stata un'idea interessante un figlio di Harry serpeverde e migliore amico del figlio del peggior nemico (di scuola) di suo padre, ciononostante se analizziamo dal principio la figura di Albus, non era lui stesso a temere lo smistamento in serpeverde? Perché non ha seguito il consiglio del padre nel momento in cui il cappello parlante è stato poggiato sulla sua testa? Ho intravisto in questa decisione una qualche forzatura, nel voler costruire un punto di partenza per voler fare per forza una nuova storia, snaturando (magari può considerarsi un termine forte per un personaggio che conosciamo così poco alla fine del settimo libro) l'idea di Albus Severus Potter che traspare dalle ultime pagine di Harry Potter e i doni della morte. Al di là di tutto non trovo che sia totalmente da buttare via, è un testo che si fa leggere, ma siamo distanti anni luce dal mondo magico che ha costruito la Rowling.

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