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Il vecchio che leggeva romanzi d'amore (12)

Luis Sepúlveda

Categoria: Letteratura

Editore: Guanda
Anno: 0
Lingua: Italianoa
Rilegatura: Rigida
112 pagine

ISBN 13:
ISBN 10:

Non è rimasto gran che, nella vita, ad Antonio José Bolìvar Proaño: i suoi tanti anni, una capanna sulla riva del grande fiume, una fotografia sbiadita di una donna che fu sua moglie, e i ricordi di un’esperienza – finita male – di colono bianco ai margini della foresta amazzonica equadoriana. Ma nella sua mente, nel suo corpo e nel suo cuore è custodito un tesoro inesauribile, accumulato da Antonio quando decise di vivere “dentro” la grande foresta, insieme agli indio shuar: quella sapienza particolare, quell’intimo accordo con i ritmi e i segreti della natura, quel rispetto per la magia delle creature che il grande mondo verde gli ha insegnato, e che nessuno dei famelici gringo – giunti da più o meno lontano per sfruttare e distruggere quel mondo – potrà mai capire.Soltanto un uomo come Antonio, dunque, potrebbe adempiere il compito ingrato di inseguire ed uccidere il “tigrillo”, il felino accecato dal dolore per l’inutile sterminio dei suoi cuccioli, che si aggira minaccioso per la foresta a vendicare sull’uomo, su qualsiasi uomo, la propria perdita. La storia di questa epica caccia, di questo confronto continuo fra la vita e la morte, è svolta in sequenze narrative vibranti e tese, straordinariamente avvincenti, e arricchite, per di più, di una sottile risonanza simbolica: nella lotta fra Antonio e l’animale (il lettore potrebbe tornare, con la memoria, alle pagine mitiche de Il vecchio e il mare) viene giocata, in realtà, l’eterna gara dell’uomo con se stesso. E il temibile felino, anziché rappresentare il nemico, si fa emblema inquietante di un oscuro senso di colpa collettivo: quello che tormenta le coscienze di fronte allo scempio della natura ferita. Dopo lo strepitoso successo che gli è arriso in tutto il mondo, il romanzo di Sepúlveda giunge ora anche in Italia, portando, insieme all’ardore della denuncia, un’irriducibile capacità di sperare. E di sognare, come ancora succede ad Antonio José Bolìvar Proaño quando legge i suoi diletti romanzi d’amore.

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