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Il corpo umano (1)

Paolo Giordano

Genere: Drammatico, Letteratura, -

Editore: Mondolibri

Anno: 2012

Lingua: Italiano

Rilegatura: Rigida

Pagine: 383 Pagine

Trama

È un plotone di giovani ragazzi quello comandato dal maresciallo Antonio René. L'ultimo arrivato, il caporalmaggiore Roberto Letri, ha appena vent'anni e si sente inesperto in tutto. Per lui, come per molti altri, la missione in Afghanistan è la prima grande prova della vita. Al momento di partire, i protagonisti non sanno ancora che il luogo a cui verranno destinati è uno dei più pericolosi di tutta l'area del conflitto: la forward operating base (fob) Ice, nel distretto del Gulistan, "un recinto di sabbia esposto alle avversità ", dove non c'è niente, soltanto polvere, dove la luce del giorno è così forte da provocare la congiuntivite e la notte non si possono accendere le luci per non attirare i colpi di mortaio. Ad attenderli laggiù, c'è il tenente medico Alessandro Egitto. È rimasto in Afghanistan, all'interno di quella precaria "bolla di sicurezza", di sua volontà , per sfuggire a una situazione privata che considera più pericolosa della guerra combattuta con le armi da fuoco. Sfiniti dal caldo, dalla noia e dal timore per una minaccia che appare ogni giorno più irreale, i soldati ricostruiscono dentro la fob la vita che conoscono, approfondiscono le amicizie e i contrasti. In un romanzo corale, che alterna spensieratezza e dramma, Giordano delinea con precisione i contorni delle "nuove guerre". E, nel farlo, ci svela l'esistenza di altri conflitti, ancora più sfuggenti ma non meno insidiosi: quelli familiari, quelli affettivi e quelli sanguinosi e interminabili contro se stessi.

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Le recensioni degli AccioBookers

dianagrnlp

Libro che parla di una guerra attuale e di un plotone di soldati ricchi di sogni e speranze. Uno squarcio sulle vite da militare in missione. Era l'unico metallaro nel raggio di cento chilometri e sfoggiava le magliette apocalittiche degli Slayer come urli di protesta. Adesso non sa cosa darebbe per tornarci. Anche solo per poco. Vorrebbe sonnecchiare sul letto alto con la testiera in ferro battuto, dentro la stanza dove al pomeriggio entrava troppa luce per dormire sul serio, vorrebbe tendere l'orecchio allo sbattacchiare delle pentole di sua madre in cucina, alla radio che gracidava a volume basso per non disturbarlo. Perché ha sempre voglia di troppe cose e sempre di quelle che non può avere, di quelle passate o, peggio ancora, di quelle che non arriveranno mai? É una condanna, la sua? A vent'anni comincia a desiderare che tutte quelle voglie spariscano senza lasciare traccia. Deve pur giungere il momento in cui un uomo smette di essere diviso a metà, in cui un uomo si trova esattamente dove vuole stare"