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Il bambino in cima alla montagna (1)

John Boyne

Categoria: Guerra

Editore: Rizzoli
Anno: 0
Lingua: Italianoa
Rilegatura: Flessibile
286 pagine

ISBN 13: 9788817085465
ISBN 10: 8817085464

Pierrot è un bambino che vive a Parigi. E’ il 1936, l’Europa va verso la catastrofe e venti di guerra spirano sempre più forte sul mondo. Il papà di Pierrot era tornato dalla guerra completamente cambiato e devastato nell’animo. Per dimenticare ciò che aveva visto e ciò che aveva dovuto fare, inizia a bere. La sua inquietudine lo porta ad allontanarsi dalla famiglia, morirà cadendo sotto un treno. Emilie, la mamma di Pierrot, trova lavoro come cameriera in un ristorante e riesce a regalare anni felici al suo piccolo bambini. Il destino, evidentemente, ama mescolare le carte: Emilie muore e il suo bambino, rimasto orfano, deve lasciare Parigi per andare a stare dalla zia in una bellissima casa tra le cime delle Alpi bavaresi. La villa si presenta subito diversa dalle altre case. Ci sono soldati davanti all’ingresso, tanta servitù, i padroni momentaneamente assenti. E’ il Berghof, quartiere generale e casa delle vacanze di Adolf Hitler. Pierrot si rende subito conto, pur essendo un bambino, che nulla sarà più come prima. Tutti, nella casa in cima alla montagna, devono lavorare. Anche lui. Il lavoro rende liberi. E’ così che dice il padrone. I primi giorni di permanenza nella casa segnano, per Pierrot, l’inizio di una trasformazione radicale. Zia Beatrix inizia a fare strani discorsi al nipotino sulla necessità di cambiare il suo nome, troppo francese, in Pieter, nome tedesco. Inoltre, Pierrot, deve dimenticare Parigi e considerarsi un tedesco. Dovrà anche dimenticare Anshel Bronstein, un ragazzino ebreo suo migliore amico. Dovrà rinnegare se stesso e il suo passato. Un giorno, finalmente, i padroni giungono a Berghof e per Pierrot sarà l’inizio di una nuova vita. Il Fuhrer lo prenderà sotto la sua ala protettrice, lo renderà partecipe delle sue idee, gli regalerà la prima divisa. Pierrot subirà il fascino dell’uomo potente che lo fa sentire speciale, parte di un mondo di potere in cui non capire dove sta il Bene e dove il Male può essere pericoloso.Pierrot smise di pensare francese. Indossata la divisa della Deutsches Jungvolk, iniziò a sentirsi tedesco. Inizialmente è come se in Pierrot convivessero due modi di pensare, due mondi diversi di emozioni. Da una parte c’è il bambino che nutre rispetto per le persone, condivide ogni cosa con un amico ebreo, mostra l’orgoglio di essere francese, ama i suoi genitori. Poi Pieter ingloba Pierrot. Il nuovo ragazzino subisce il fascino della forte personalità del Fuhrer. Cede al richiamo del potere, si lascia sedurre dall’ideologia nazista, diventa indifferente al bene e al male. In lui prevale la voglia di appartenenza e di accettazione. Pieter è il cuore nero di Pierrot, la sua mente è inebriata dal potere del comando. Si lascerà travolgere dagli eventi, sarà testimone di orribili progetti, sarà egli stesso capace di orribili scelte. Fino alla fine. A 16 anni Pierrot dovrà affrontare la sua coscienza e non potrà fingere di non sapere ciò che succedeva. “Il Bambino in cima alla Montagna” ci porta nella Storia narrando una delle pagine più buie dell’umanità. John Boyne, attraverso gli occhi di un bambino, guarda il mondo degli adulti che, con i loro comportamenti, cancellano l’innocenza dei più piccoli. La storia si dipana con intreccio drammatico ponendo il lettore davanti a situazioni che ben sottolineano il potere seduttivo dell’ideologia nazista. Pierrot si lascia affascinare dalla promessa di una grande Germania dominatrice, dal mito della purezza ariana, dal male che è in ognuno di noi. Con una scrittura semplice, che permette una fluida lettura, lo scrittore ci propone una storia in cui l’amore, l’amicizia, la lealtà, il tradimento s’intrecciano con i grandi avvenimenti della Seconda Guerra Mondiale. I personaggi sono ben caratterizzati anche se non ho provato alcuna empatia con loro. A dir il vero tutto il romanzo mi è parso freddo, duro come è naturale che sia trattando temi che si nutrono della follia di un uomo. Credevo, sinceramente, di emozionarmi di più invece così non è stato. “Il Bambino in cima alla Montagna” è un libro scorrevole da leggere in pochi giorni ma senza eccessive pretese.

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